Il primo cliente serio arriva quasi sempre con la stessa frase: “Mi mandi fattura?”. La partita IVA è il numero di undici cifre che l’Agenzia delle Entrate assegna a chi lavora in proprio in modo abituale, e senza quel codice la fattura non si emette. La parte rassicurante è che aprire partita IVA non costa nulla quando presenti tu la pratica. Il peso vero arriva dopo, tra contributi, imposte e scadenze annuali, e dipende da tre decisioni: codice ATECO, forma dell’attività e regime fiscale. Qui trovi come aprire partita IVA passo dopo passo, con i numeri del 2026.
In breve:
- La richiesta all’Agenzia delle Entrate è gratuita e si presenta online. Il numero arriva spesso lo stesso giorno.
- I costi che contano sono ricorrenti: contributi INPS, imposte, commercialista e, per le imprese, diritto camerale.
- Nel regime forfettario l’imposta sostitutiva è del 15%, ridotta al 5% per i primi cinque anni quando l’attività è davvero nuova, con ricavi fino a 85.000 €.
- Un professionista senza cassa versa il 26,07% alla Gestione separata INPS solo su quanto guadagna. Artigiani e commercianti partono da un minimale fisso.
Cos’è la Partita IVA e quando è necessario aprirla?
La partita IVA è legata al tuo codice fiscale ed è registrata all’Agenzia delle Entrate. Quando aprire la partita IVA è la domanda che precede tutte le altre. A deciderlo non è una soglia di guadagno, ma il modo in cui lavori. Una prestazione isolata e non ripetuta resta occasionale. Quando l’attività diventa stabile e rivolta a più committenti, il numero serve a prescindere dall’incasso.
Gira da anni la voce dei 5.000 € come soglia magica. Quella cifra riguarda altro: è il limite oltre il quale i compensi occasionali fanno scattare l’iscrizione alla Gestione separata INPS.
Chi deve aprire una Partita IVA?
I requisiti per aprire partita IVA sono pochi: maggiore età o emancipazione, codice fiscale, un documento valido e un’attività svolta con continuità. Non è previsto un capitale minimo, né un titolo di studio, salvo per le professioni con albo o abilitazione. Il profilo tipico è più vario di quanto suggerisca il nome.
Partita IVA e lavoro dipendente: si possono avere entrambe?
Partita IVA e lavoro dipendente convivono senza ostacoli nella grande maggioranza dei casi. Il contratto resta valido e l’INPS tiene separate le due posizioni. La prima area da verificare è contrattuale: patti di esclusiva e clausole di non concorrenza sono frequenti, quindi vanno letti nel CCNL e nella lettera di assunzione.
La seconda è il pubblico impiego, dove vale il principio di esclusività dell’articolo 53 del D.Lgs. 165/2001: l’attività d’impresa è in linea generale preclusa e gli incarichi esterni passano dall’autorizzazione dell’amministrazione. Il part-time entro il 50% ha margini più ampi, quindi la verifica va fatta sul proprio inquadramento. Nel privato c’è un altro elemento: nel 2026 il forfettario resta accessibile con redditi da lavoro dipendente dell’anno prima entro 35.000 €.
A che età si può aprire una Partita IVA?
La regola generale è la maggiore età: a 18 anni si apre la partita IVA senza autorizzazioni. Prima il quadro si divide in due. Il minore emancipato, cioè chi ha compiuto 16 anni e ha ottenuto l’emancipazione dal giudice tutelare, opera con gli stessi diritti e obblighi di un maggiorenne, in qualunque settore. Il minore non emancipato può intestarsi il numero per attività artistiche, intellettuali, sportive o di spettacolo, con il consenso di genitori o tutore, che restano responsabili degli adempimenti.

Cosa serve per aprire una Partita IVA? Requisiti e documenti
L’elenco dei documenti per l’apertura della partita IVA è più corto di quanto la parola burocrazia lasci immaginare: non c’è un fascicolo da costruire, c’è un modulo da compilare bene. Le informazioni servono però tutte insieme, perché la dichiarazione va presentata entro trenta giorni dall’avvio.
Codice ATECO: cos’è e come scegliere quello giusto
Il codice ATECO è la sigla numerica con cui lo Stato registra che cosa fai, ed è il criterio con cui le categorie di partita IVA vengono ordinate a fini fiscali e previdenziali. Dal 1° aprile 2025 si usa la classificazione ATECO 2025, che ha sostituito quella del 2007 per allinearsi allo standard europeo NACE.
La scelta pesa più di quanto la sua brevità suggerisca: il codice determina la cassa previdenziale, il coefficiente di redditività e, in alcuni settori, i requisiti da avere prima di iniziare. Deve descrivere l’attività reale, non quella che sembra più conveniente.
Scegliere la forma dell’attività: libero professionista o ditta individuale
Dietro un’unica partita IVA individuale si nascondono due percorsi. Il libero professionista svolge un’attività intellettuale, non si iscrive al Registro delle imprese e versa alla Gestione separata INPS o alla cassa del proprio ordine. La partita IVA come ditta individuale riguarda le attività artigianali e commerciali: Camera di Commercio, gestione artigiani o commercianti e spesso SCIA al Comune.
| Aspetto | Libero professionista | Ditta individuale |
|---|---|---|
| Tipo di attività | Intellettuale e di consulenza | Artigianale, commerciale, produttiva |
| Registro delle imprese | Non previsto | Iscrizione obbligatoria |
| Previdenza | Gestione separata o cassa dell’ordine | Gestione artigiani o commercianti |
| Contributi minimi | Nessun minimale: si versa in percentuale sul reddito | Minimale fisso dovuto anche a reddito basso |
| Diritto camerale | Non dovuto | Dovuto ogni anno |
Quale regime fiscale scegliere quando si apre la Partita IVA?
Creare una partita IVA non richiede un modulo diverso per ogni caso: il tipo di partita IVA dipende dal regime fiscale che scegli. I regimi principali sono due: il forfettario, pensato per attività contenute, e l’ordinario, con contabilità completa. In mezzo c’è la semplificata, riservata alle imprese entro certi limiti di ricavi. La scelta dipende da quanto prevedi di fatturare, dai costi reali e dai requisiti di accesso.
Regime forfettario
È il regime con cui parte la maggior parte delle nuove attività, e capire quanto costa aprire una partita IVA in regime forfettario aiuta a decidere in fretta. L’accesso richiede ricavi entro 85.000 € nell’anno precedente, spese per lavoro dipendente e collaboratori entro 20.000 € lordi e nessuna partecipazione societaria incompatibile. Il reddito imponibile non nasce dalla differenza tra ricavi e costi: ai ricavi si applica un coefficiente di redditività fissato per legge in base al codice ATECO. Su quel reddito, al netto dei contributi, si paga un’imposta sostitutiva del 15%, che scende al 5% per i primi cinque anni quando l’attività non è la prosecuzione di un’attività già svolta.
Il vantaggio non è solo l’aliquota: niente IVA in fattura, niente dichiarazione IVA e contabilità ridotta a numerare e conservare i documenti. In cambio i costi reali non si deducono. Ecco i coefficienti, invariati nel 2026.
| Gruppo di attività | Codici ATECO | Coefficiente |
|---|---|---|
| Industrie alimentari e delle bevande | 10, 11 | 40% |
| Commercio all’ingrosso e al dettaglio | 45, 46.2-46.9, 47.1-47.7, 47.9 | 40% |
| Commercio ambulante di alimentari | 47.81 | 40% |
| Commercio ambulante di altri prodotti | 47.82, 47.89 | 54% |
| Costruzioni e attività immobiliari | 41, 42, 43, 68 | 86% |
| Intermediari del commercio | 46.1 | 62% |
| Servizi di alloggio e ristorazione | 55, 56 | 40% |
| Attività professionali, sanitarie, istruzione | 64-66, 69-75, 85, 86-88 | 78% |
| Altre attività economiche | tutti gli altri codici | 67% |
La regola pratica: il coefficiente di redditività non si sceglie, lo porta con sé il codice ATECO. Per questo la voce da decidere per prima è l’attività reale, non il regime: con il codice giusto il resto del calcolo viene da sé.
Regime ordinario e semplificato
Fuori dal forfettario cambia il meccanismo. Il reddito diventa la differenza tra ricavi e costi documentati, e su quel risultato si applica l’IRPEF a scaglioni con le addizionali. L’IVA torna in fattura, con liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale. I costi di una partita IVA ordinaria seguono la stessa logica: più registri, più scadenze, più lavoro contabile.
La contabilità semplificata è la via di mezzo, riservata alle imprese individuali entro 500.000 € di ricavi per i servizi e 800.000 € per le altre attività. L’ordinario conviene con costi reali alti o quando i ricavi superano stabilmente la soglia del forfettario.
Come aprire una Partita IVA: procedura passo dopo passo
Arrivati qui, come fare la partita IVA diventa una sequenza breve. Le prime due tappe sono decisioni, le altre quattro sono pratiche, e non riguardano tutti: un consulente si ferma al quarto passaggio, un negozio li percorre tutti.
Scrivi in poche righe che cosa venderai e a chi, poi cerca il codice ATECO 2025 corrispondente e verifica se servono requisiti professionali. Con più attività, individua la prevalente: determinerà cassa previdenziale e coefficiente.
Confronta i ricavi che prevedi con la soglia di 85.000 € e stima i costi reali. Con costi contenuti e clienti privati il forfettario è quasi sempre la scelta naturale; con costi elevati il calcolo va rifatto sull’ordinario. L’opzione si indica nella pratica di apertura.
La dichiarazione di inizio attività si presenta con il modello AA9/12, previsto per le persone fisiche, entro trenta giorni dall’avvio. La richiesta della partita IVA online si fa gratis dall’area riservata del sito dell’Agenzia delle Entrate, oppure tramite un intermediario abilitato. Il numero di partita IVA arriva subito o in pochi giorni.
Il numero da solo non completa la posizione previdenziale. I professionisti senza albo si iscrivono alla Gestione separata INPS, quelli con un ordine alla cassa di categoria, artigiani e commercianti alla gestione dedicata.
Le attività d’impresa si iscrivono al Registro delle imprese presso la Camera di Commercio. Commercio, somministrazione, artigianato e servizi alla persona richiedono in più la SCIA al SUAP del Comune, che consente di iniziare dalla data di invio.
La Comunicazione Unica raggruppa in un solo invio telematico gli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, Registro delle imprese, INPS e INAIL. Serve firma digitale e PEC, e riguarda chi avvia un’impresa. Un libero professionista usa il solo modello AA9/12.
Quanto costa aprire una Partita IVA?
Conviene separare due domande che spesso vengono confuse. I costi di apertura della partita IVA riguardano la pratica iniziale e in molti casi sono zero. Quanto costa la partita IVA all’anno è invece la domanda che pesa sul bilancio, perché quei costi tornano ogni esercizio.
Quanto costa aprire una Partita IVA da soli?
Per un libero professionista il conto è presto fatto: il modello AA9/12 non prevede alcun pagamento, né allo sportello né online. Zero euro, bollo compreso. Chi avvia un’impresa mette in conto qualche spesa tecnica: firma digitale e PEC costano poche decine di euro l’anno, e il Registro delle imprese prevede diritti di segreteria e bollo.
Quanto costa aprire una Partita IVA con un commercialista?
Molti studi aprono la posizione senza addebitare nulla: la pratica dura pochi minuti e rientra nella consulenza che inizia. La voce che conta è il canone annuo: per un forfettario si muove tra 400 € e 1.200 € l’anno, con i servizi online nella fascia bassa. Con la contabilità ordinaria sale, spesso oltre 1.500 € l’anno.
Costi della Partita IVA: quali spese devi considerare ogni anno?
I costi annuali della partita IVA si compongono di quattro blocchi: previdenza, imposte, assistenza contabile e spese camerali. Si aggiungono gli strumenti di lavoro, dalla fatturazione elettronica al software di settore. La tabella riassume le voci ricorrenti con i valori 2026.
| Voce | Libero professionista | Ditta individuale |
|---|---|---|
| Contributi INPS | 26,07% del reddito in Gestione separata, o cassa dell’ordine | Minimale 4.521,36 € artigiani e 4.611,64 € commercianti |
| Imposta nel forfettario | 15% o 5% sul reddito imponibile | 15% o 5% sul reddito imponibile |
| Diritto camerale | Non dovuto | 53 € sezione speciale, 120 € sezione ordinaria |
| Commercialista | Da 400 € a 1.200 € l’anno nel forfettario | Da 400 € a 1.200 €, di più con la contabilità ordinaria |
| Strumenti | Fatturazione elettronica, PEC, firma digitale | Fatturazione elettronica, PEC, firma digitale, gestionale |
Partita IVA per libero professionista: costi annuali
Per un professionista senza albo la previdenza è proporzionale, e nei primi mesi questo cambia tutto. L’aliquota della Gestione separata INPS nel 2026 è del 26,07% per chi non ha altra copertura obbligatoria, e scende al 24% per pensionati e già iscritti altrove. Non esistono contributi minimi: reddito basso, versamento basso.
Partita IVA per ditta individuale: costi di apertura e gestione
La partita IVA individuale artigianale o commerciale parte da una base fissa, ed è bene saperlo prima. Nel 2026 il minimale di reddito è 18.808 €, e su quella base si calcolano contributi minimi di 4.521,36 € per gli artigiani e 4.611,64 € per i commercianti, dovuti in quattro rate. Oltre il minimale si applica il 24% e il 24,48%, che diventano 25% e 25,48% sulla parte oltre 56.224 €. Ci sono due alleggerimenti: in regime forfettario si può chiedere la riduzione del 35% dei contributi, mentre chi si iscrive per la prima volta dal 2025 può optare per lo sconto del 50% sui primi trentasei mesi. Le due misure non si sommano.

Aprire una Partita IVA: esempi in base all’attività
Un esempio concreto rende il quadro più leggibile di un elenco di aliquote. Tre profili, tre percorsi, stessi primi due passaggi.
Consulente di marketing, 30.000 € di ricavi: apre come libero professionista con il modello AA9/12, coefficiente 78%, quindi 23.400 € di reddito lordo. I contributi in Gestione separata sono circa 6.100 €, e l’imposta sostitutiva al 5% si applica alla differenza, poco più di 860 €. Nessuna Camera di Commercio, nessuna SCIA.
Parrucchiera con salone, 45.000 € di ricavi: è attività artigiana, quindi servono ComUnica, Registro delle imprese e SCIA, oltre ai requisiti professionali. Il coefficiente è 67%, i contributi seguono la gestione artigiani e ogni anno si aggiunge il diritto camerale.
E-commerce di abbigliamento, 60.000 € di ricavi: rientra nel commercio al dettaglio, con coefficiente 40% e gestione commercianti. Servono ComUnica e SCIA, mentre magazzino e logistica pesano sui costi reali: con spese di acquisto alte il confronto con l’ordinario merita un calcolo. Gestire incassi, contributi e pagamenti F24 dallo stesso conto riduce il tempo speso in amministrazione.
Errori da evitare quando si apre una Partita IVA
Gli inciampi più comuni nascono da un passaggio saltato all’inizio, non da una regola oscura. I requisiti per aprire la partita IVA sono semplici: è la coerenza tra le scelte a contare.
Sull’ultimo punto un conto dedicato fa gran parte del lavoro. Il conto per liberi professionisti di Vivid si apre online in pochi minuti e include IBAN italiani illimitati con bonifici SEPA istantanei. Gli F24 si pagano direttamente dalla Web App. Le spese si categorizzano in automatico e gli strumenti di contabilità integrata preparano le esportazioni per il commercialista.
Da portare a casa: la pratica di apertura all’Agenzia delle Entrate è gratuita per un libero professionista, mentre il conto annuale dipende dalla gestione previdenziale. In Gestione separata si versa in proporzione al reddito, artigiani e commercianti partono dal minimale di 18.808 €.
Apri il conto e parti con il piede giusto
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Domande frequenti
Quanto costa il primo anno di apertura di una Partita IVA?
Il costo di apertura della partita IVA in senso stretto è zero per un libero professionista: il modello AA9/12 si presenta gratuitamente. Il primo anno comprende però contributi, imposta sostitutiva e commercialista, che insieme si muovono tra 1.500 € e 4.000 € a seconda del reddito. Per artigiani e commercianti si aggiungono diritto camerale e minimale contributivo.Quanti soldi ci vogliono per aprire una Partita IVA forfettaria?
Per l’apertura non serve nulla: la pratica è gratuita e non c’è un capitale minimo. Il budget riguarda i primi dodici mesi e dipende dalla gestione previdenziale: in Gestione separata si versa in proporzione a quanto si guadagna, mentre artigiani e commercianti mettono in conto il minimale fisso, riducibile del 35% per i forfettari o del 50% per chi si iscrive dal 2025.Quanto devo fatturare in regime forfettario per avere 2.000 €?
Dipende dal coefficiente di redditività del codice ATECO scelto quando decidi di aprire una partita IVA forfettaria. Per un consulente al 78%, con aliquota al 5% e Gestione separata al 26,07%, servono indicativamente 2.600 € di fatturato mensile per arrivare a circa 2.000 € netti, poco più di 31.000 € l’anno. Con un coefficiente più basso il fatturato necessario scende, ma pesano i costi di acquisto, che nel forfettario non si deducono.Quanto tempo ci vuole per l’apertura della Partita IVA?
Quanto ci vuole ad aprire la partita IVA dipende dall’adempimento. L’attribuzione del numero è la parte più rapida: inviando il modello dall’area riservata dell’Agenzia delle Entrate arriva spesso lo stesso giorno, comunque entro pochi giorni lavorativi. Il resto dipende dagli altri adempimenti: il Registro delle imprese richiede qualche giorno, mentre la SCIA permette di iniziare subito.Qual è la Partita IVA più conveniente per iniziare?
Non esiste una partita IVA più conveniente in assoluto: dipende dai numeri dell’attività. Il forfettario è la scelta più frequente per chi inizia, con aliquota ridotta nei primi cinque anni, niente IVA in fattura e contabilità minima. Rende meno con costi reali alti o clienti che detraggono l’IVA.Cosa succede se si apre la Partita IVA e non si fattura nulla?
Chi decide di aprire la partita IVA resta soggetto ad alcuni adempimenti anche senza incassi: la dichiarazione dei redditi va presentata anche con reddito pari a zero. Sul fronte previdenziale in Gestione separata il contributo è proporzionale, quindi senza reddito non c’è versamento, mentre artigiani e commercianti devono il minimale annuale. Se l’attività non parte, la chiusura si comunica con lo stesso modello dell’apertura.
Questo articolo ha finalità puramente informative e non costituisce consulenza legale, fiscale o finanziaria. Norme, prezzi e condizioni possono cambiare in qualsiasi momento e non si garantisce completezza o esattezza. Verifica le condizioni aggiornate presso le fonti ufficiali o rivolgiti a un professionista. Vivid Money S.A. è un istituto di moneta elettronica vigilato dalla CSSF e non è una banca; i fondi dei clienti sono custoditi separatamente dal patrimonio della società. I marchi e i nomi dei prodotti citati appartengono ai rispettivi titolari.






