Il cioccolatino che è sopravvissuto a un secolo: come la Pasticceria Brignone ha custodito una ricetta del 1905 e ha imparato a crescere

Una pasticceria piemontese di terza generazione, a Dronero, fa i suoi cioccolatini a mano, li spedisce freschi in tutto il mondo e gestisce i conti di una microimpresa ai piedi di una valle alpina.

09 luglio 2026

«Con Vivid mi sono trovato subito molto bene: la possibilità di accantonare in automatico delle somme, e che queste somme possano anche essere remunerate, ci ha dato un grande aiuto.»

— Umberto Brignone, terza generazione, Pasticceria Brignone

All'imbocco della Valle Maira, a Roccabruna, a pochi chilometri dal centro di Dronero, c'è un edificio lungo e basso che un tempo era un gallinaio. Oggi è il laboratorio di produzione della Pasticceria Brignone e funziona in gran parte a energia solare. Dentro, i gusci di meringa vengono ancora farciti e incartati a mano, uno a uno, secondo una ricetta più antica della pasticceria stessa. Umberto Brignone rappresenta la terza generazione della famiglia. Si occupa anche della parte che suo nonno non aveva mai dovuto affrontare: il canale e-commerce, gli strumenti digitali e la gestione della liquidità di una microimpresa stagionale che oggi spedisce in Germania, Francia e Stati Uniti.

È proprio in questa combinazione — una ricetta centenaria e un back office moderno — che Umberto colloca l'intera storia dell'azienda. Ed è anche il motivo per cui, tempo fa, cercando online un conto aziendale, ha scelto la fintech Vivid.

Il nonno dei cuneesi

Il dolce di casa, nonché il preferito di Umberto, è il Dronerese: due gusci di meringa farciti con una crema di cioccolato al rum o al gianduia, ancora fatti completamente a mano e incartati uno a uno. Umberto li chiama i genitori dei più famosi cuneesi — il ripieno al rum viene ricoperto completamente di cioccolato solo intorno agli anni Trenta.

La ricetta è più antica dell'attività di famiglia. Nel 1905 riceve un premio alla Fiera Campionaria di Torino; era stata inventata da Giuseppe Galletti, allora sindaco di Dronero, e proprio da Galletti, tra virgolette, il nonno di Umberto è andato a scuola. Nel 1964 il nonno Celestino rileva una vecchia pasticceria — già attiva dal 1905 — e apre la Pasticceria Brignone in via Roma, in centro a Dronero. È da quell'anno che la famiglia conta la propria storia. L'attività ha oggi sessantadue anni.

I cioccolatini e la pralineria sono il cavallo di battaglia della casa, accanto a una gamma di dolci tipici della provincia di Cuneo e del Piemonte.

Cosa è cambiato in sessant'anni — e cosa no

Se si chiede a Umberto cosa sia cambiato nel modo di lavorare della famiglia da quando ha iniziato suo nonno, la risposta è, per fortuna, poco.

«Rispetto a sessant'anni fa, quando ha cominciato mio nonno, non sono cambiate tanto le ricette, i processi produttivi e gli ingredienti, quanto i gusti dei consumatori.»

— Umberto Brignone, terza generazione, Pasticceria Brignone

Mantenere intatti le ricette, il know-how e la produzione è per lui un punto di forza — un modo di dare al cliente un senso di verità e di trasparenza. Brignone non arriverà mai alla produzione di massa, non arriverà mai sugli scaffali dei supermercati, e Umberto legge tutto questo come l'elemento differenziante, non come un limite.

Ciò che è cambiato sono i gusti. L'esempio più chiaro è l'arrivo di un cioccolatino a base analcolica. Le ricette originali nascevano quasi tutte a base alcolica, perché all'inizio del Novecento l'alcol funzionava da conservante e faceva durare di più i cioccolatini. Con il cambiare delle abitudini dei consumatori — la nocciola, il torrone, la pesca in crescita, il consumo di alcolici in calo — la gamma ha dovuto seguire. Umberto vede i due trend come strettamente legati.

Un gallinaio che va a energia solare

Se le ricette sono rimaste ferme, l'organizzazione attorno a esse no. Nel 2020 la famiglia ha spostato la produzione nel nuovo laboratorio di Roccabruna, ricostruito da un vecchio gallinaio secondo criteri di casa clima — sostanzialmente a impatto zero. Circa l'ottanta per cento della produzione è oggi coperto dall'autoproduzione fotovoltaica dell'azienda.

Accanto al laboratorio c'è il Bistrot Brignone, dedicato alla parte lievitata della casa — croissant, gelato, colazioni e merende prodotti lì a fianco. La pasticceria storica resta in centro a Dronero, con la gamma più classica: mignon, torte e lievitati delle grandi occasioni come panettoni e colombe. A settembre la famiglia aggiunge un terzo punto vendita, un flagship store nel centro di Torino, in via Carlo Alberto all'angolo con via Po, pensato proprio per il turista in cerca di un prodotto artigianale e vero.

Il più antico dei canali moderni è l'e-commerce, aperto già nel 2012. È cresciuto in modo evidente durante la pandemia e oggi sviluppa circa il trenta per cento del fatturato — come dice Umberto, oggettivamente come avere un negozio in più. Un cliente che scopre il prodotto in Valle Maira può riordinare online e ricevere prodotti freschi in ventiquattro–quarantotto ore. Far dialogare questi due mondi è, per sua stessa ammissione, esattamente il suo lavoro.

«Secondo me l'elemento differenziante della nostra attività è che siamo riusciti a coniugare in modo efficace ed efficiente la tradizione di sessant'anni di storia — le ricette, il sapere, la gestualità artigiana — con l'innovazione di laboratorio.»

— Umberto Brignone, terza generazione, Pasticceria Brignone

I conti di un'attività stagionale

Brignone è, con la parola di Umberto, una realtà micro: sei dipendenti, più lui e suo padre. La crescita è volutamente piatta, imbutita da una produzione che la famiglia non ha alcuna intenzione di industrializzare.

«Non potremo mai arrivare a una produzione industriale, e non è nemmeno quello che vogliamo. Quello che vogliamo è continuare a mantenere le nostre ricette e i presìdi sul territorio, che per noi sono importantissimi.»

— Umberto Brignone, terza generazione, Pasticceria Brignone

Il piano è piuttosto appoggiarsi al turismo cresciuto in Valle Maira negli ultimi dieci-quindici anni — incluso un forte seguito tedesco, favorito dall'autrice Maria Schneider, i cui libri bestseller in Germania hanno raccontato la valle e la filosofia del turismo slow — e continuare a scalare l'e-commerce, che arriva praticamente ovunque nel mondo in pochi giorni lavorativi.

Questo modello porta con sé la propria aritmetica. Il business è fortemente stagionale: il Natale è il picco, la prima metà dell'anno è più tranquilla, poi si ricomincia da agosto. Mandare avanti anche una microimpresa in Italia, ammette Umberto con franchezza, è difficile — la burocrazia su tutto — e lo stesso e-commerce che mitiga i vecchi problemi di vendita porta con sé la propria burocrazia, richiedendo presenza, competenze e formazione oltre alla produzione quotidiana. E poiché l'azienda gestisce internamente i trattamenti di fine rapporto (TFR), le serve un modo per tenere e remunerare la liquidità aziendale, così che quelle somme ci siano quando, dopo anni di lavoro, a un dipendente spettano decine di migliaia di euro.

Gestire il denaro, dalla montagna al mondo

Accanto ai conti tradizionali presso le banche del territorio, Umberto è andato a cercare qualcosa per gestire la parte online dell'attività, e ha trovato la fintech Vivid.

«Ho scoperto Vivid su internet: ero alla ricerca da tempo di un conto B2B che mi desse la possibilità di remunerare. Un'altra funzione molto utile è quella dell'investimento, la possibilità di comprare strumenti finanziari come ETF o fondi non come persona fisica ma come azienda, con tutti gli sgravi fiscali che ne conseguono.»

— Umberto Brignone, terza generazione, Pasticceria Brignone

Nell'uso quotidiano, il Conto Business gestisce i flussi in entrata e in uscita legati all'e-commerce. Le Carte, create in app a costo zero, coprono le spese aziendali — una trasferta, un pedaggio autostradale — con un po' di cashback sulle transazioni e spese che si documentano in modo pulito per il commercialista. I Pagamenti internazionali coprono la pubblicità online, le fatture su Meta Ads e Google Ads. I Sottoconti gli permettono di spostare la liquidità da un posto all'altro con due clic, e le funzioni di Conto Interessi e Investimenti fanno maturare qualcosa sulla liquidità in eccesso tra un picco stagionale e l'altro. È il lato remunerato a rispondere al problema del TFR: somme accantonate in automatico e remunerate mentre restano ferme.

I costi, osserva, sono bassi — al livello base è quasi tutto gratuito, e i piani più professionali, che prevedono un contributo, offrono un prodotto oggettivamente ben fatto e percentuali di remunerazione più alte. Non ci sono commissioni sui bonifici né sulla creazione delle carte. Abituato alle banche del territorio, era un po' restìo verso una piattaforma digitale; la sua esperienza, dice, è che con il grado di tecnologia di oggi una piccola impresa riesce a usare questi servizi in modo ottimale e senza paura.

Cosa ne penserebbe suo nonno, Umberto ci ha pensato. Si stupirebbe di quante difficoltà affronta la famiglia — sessant'anni fa era tutto più veloce e più facile, e la burocrazia italiana resta uno scoglio importante — ma sarebbe contento della crescita e, soprattutto, delle spedizioni all'estero. Vendere in Germania, Francia, Stati Uniti era, gli raccontava suo padre, il grande sogno del nonno. Oggi riescono a farlo.

Niente di tutto questo, insiste Umberto, è un lavoro solitario. I collaboratori sono eccezionali; non ci sono veri e propri turni, solo le cose che vanno fatte e un grandissimo grado di autonomia fra le persone. In un territorio marginale e di montagna, con una crisi demografica che pesa sulla piccola impresa, poter contare su quella squadra è fondamentale. Il consiglio che darebbe a un giovane che volesse continuare un'attività familiare è onesto sul piano economico — la gratificazione non è quella dei tempi del nonno, può avvicinarsi a quella di un dipendente — ma le altre gratificazioni sono reali: essere riconosciuti come azienda storica, un punto di riferimento per il territorio e, in un'epoca di intelligenza artificiale e nuovi strumenti, la possibilità di testare prodotti e idee in fretta e vedere se scalano.

Sa che il prodotto è una nicchia e che Brignone non potrà mai accontentare ogni cliente. Ma non è quello il punto.

«Poter far assaggiare un prodotto tipico a una persona, e vedere quella persona immedesimarsi in un attimo di felicità, per noi è veramente una cosa importante.»

— Umberto Brignone, terza generazione, Pasticceria Brignone

Disclaimer: questa customer story è pubblicata a soli fini informativi e riflette l'esperienza individuale del cliente; non costituisce consulenza legale, fiscale, finanziaria o di investimento né un'offerta, e i risultati individuali non garantiscono rendimenti futuri. Gli investimenti comportano rischi, inclusa la possibile perdita del capitale, e il loro valore può diminuire oltre che aumentare; disponibilità dei prodotti, tassi e condizioni variano in base al piano e possono cambiare. Le informazioni sono aggiornate a luglio 2026 e soggette ai termini e condizioni applicabili di Vivid.

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